Intervista al presidente di Federlogistica, Davide Falteri

In un momento in cui la geopolitica ridisegna le rotte commerciali, la transizione energetica impone nuovi modelli produttivi e la digitalizzazione rivoluziona le filiere, la logistica è chiamata a svolgere un ruolo sempre più centrale.
“L’Italia non ha bisogno solo di nuove infrastrutture. Ha bisogno di una nuova cultura industriale nella quale logistica, manifattura, innovazione e capitale umano diventino parti di un’unica strategia di crescita.” — Davide Falteri
Presidente Falteri, oggi tutti parlano di logistica. Perché è diventata così importante?
Perché è cambiato il mondo. Per anni abbiamo considerato la logistica un costo operativo. Oggi sappiamo che è una componente essenziale della competitività economica.
Le recenti crisi internazionali hanno dimostrato che chi controlla le filiere produttive e le infrastrutture logistiche possiede un vantaggio strategico enorme. La logistica non è più soltanto il modo con cui si spostano le merci.
È il sistema che permette alle imprese di produrre, esportare, innovare e competere.
Cosa significa questo per l’Italia?
Significa che dobbiamo cambiare approccio.
L’Italia possiede una delle manifatture più forti d’Europa, un patrimonio imprenditoriale straordinario e un sistema portuale di primaria importanza. Ma questi elementi devono essere messi a sistema.
La competitività non nasce dalla somma delle eccellenze. Nasce dalla loro integrazione.
Serve una politica industriale che consideri logistica, energia, innovazione, formazione e infrastrutture come parti dello stesso progetto di sviluppo.
Le imprese chiedono soprattutto infrastrutture?
Le infrastrutture restano fondamentali. Ma oggi non sono più sufficienti.
Le imprese chiedono tempi certi, semplificazione amministrativa, digitalizzazione, stabilità normativa e capitale umano qualificato.
Possiamo costruire il porto più moderno del mondo. Se poi un’autorizzazione richiede anni o mancano le competenze per farlo funzionare, perdiamo competitività.
Qual è oggi la vera emergenza?
Le persone. Lo dico con convinzione.
Il tema non riguarda soltanto la logistica. Riguarda tutta l’economia italiana. Le imprese faticano a trovare tecnici, autisti, manutentori, operatori specializzati, ingegneri e figure professionali sempre più complesse.
Questo rischia di diventare il principale limite allo sviluppo.
La vera infrastruttura del futuro sarà il capitale umano.
L’intelligenza artificiale cambierà il settore?
La sta già cambiando. Ma dobbiamo evitare un equivoco. L’intelligenza artificiale non sostituirà le persone. Cambierà il loro lavoro.
Automatizzerà alcune attività ripetitive e renderà più efficienti molti processi decisionali. Ma aumenterà il valore delle competenze.
Serviranno persone ancora più preparate. Più capaci di gestire sistemi complessi. Più orientate all’innovazione.
Qual è il ruolo di Federlogistica in questo scenario?
Federlogistica deve essere molto più di un’associazione di categoria.
Vogliamo essere un laboratorio permanente di idee. Un luogo nel quale imprese, istituzioni, università e centri di ricerca possano confrontarsi per costruire proposte concrete.
Il nostro compito è rappresentare le imprese, ma anche contribuire alla costruzione di una visione industriale per il Paese.
L’internazionalizzazione sarà sempre più importante?
Assolutamente sì. L’economia è globale. Le filiere sono globali. Le relazioni economiche sono globali.
Per questo stiamo rafforzando il dialogo con operatori, istituzioni e associazioni di altri Paesi. L’obiettivo non è semplicemente esportare servizi.
È costruire relazioni economiche stabili che favoriscano investimenti, innovazione e crescita delle imprese italiane.
Come immagina la logistica italiana tra dieci anni?
La immagino più digitale. Più sostenibile. Più intermodale. Più integrata con l’industria.
Ma soprattutto la immagino finalmente riconosciuta per ciò che realmente è.
Non un settore. Bensì una delle grandi politiche economiche del Paese.
Qual è il messaggio che vuole lanciare dal Gala della Logistica?
Il Gala non vuole essere soltanto un momento celebrativo. Vuole diventare un luogo di confronto tra imprese, istituzioni, mondo accademico e ricerca.
L’Italia ha bisogno di costruire una cultura della logistica. Di comprendere che dietro ogni prodotto esportato esiste una filiera. Dietro ogni investimento esiste un’infrastruttura. Dietro ogni crescita economica esiste una rete di imprese e di persone che lavorano ogni giorno per rendere competitivo il sistema Paese.
Se riusciremo a fare squadra, mettendo insieme competenze, innovazione e visione strategica, la logistica potrà diventare uno dei principali motori della nuova politica industriale italiana.

