La rivoluzione verde dei mari: i corridoi marittimi che stanno cambiando il futuro dello shipping

17 Febbraio 2026

Nel cuore della transizione ecologica del settore marittimo, i green shipping corridor – i corridoi verdi marittimi – rappresentano una delle sfide più ambiziose e promettenti. Parliamo di rotte commerciali selezionate lungo le quali si sperimenta e si realizza il trasporto a zero emissioni, grazie a combustibili alternativi (ammoniaca verde, metanolo rinnovabile o idrogeno), tecnologie pulite e infrastrutture portuali dedicate. Un modello che integra logistica, innovazione e politiche ambientali e che, nel 2025, è già una realtà concreta per una parte crescente dello shipping mondiale.

Secondo i dati della Getting to Zero Coalition e del Global Maritime Forum, nel 2025 le rotte a zero emissioni operative sono salite a 25 su scala globale. Solo un anno fa erano 16. Ma il dato più significativo è l’aumento delle iniziative complessive sui corridoi verdi, passate da 59 nel 2024 a 84 nel 2025. Una crescita del 42% che testimonia non solo l’urgenza ambientale, ma anche la consapevolezza economica da parte delle imprese dello shipping, delle autorità portuali e dei governi.

Le navi che operano lungo questi corridoi utilizzano combustibili a basse emissioni, prodotti in ogni caso utilizzando energia rinnovabile. Questo riduce significativamente le emissioni di gas serra rispetto ai combustibili tradizionali (compresa l’energia elettrica generata da fonti fossili). L’istituzione di corridoi verdi spesso include la creazione di Zes (Zone economiche speciali), che facilitano lo sviluppo di infrastrutture necessarie per l’approvvigionamento e la distribuzione di combustibili puliti. Le Zes supportano anche l’adozione di tecnologie innovative e la collaborazione tra enti pubblici e privati.

Inoltre, i corridoi verdi marittimi sono frutto di accordi internazionali, come la Dichiarazione di Clydebank firmata durante la COP26, che impegnano i paesi a sviluppare almeno sei corridoi verdi entro la metà del decennio. Questo favorisce la cooperazione globale nella lotta contro il cambiamento climatico. In sintesi, quindi, lo scopo fondamentale dei green corridor è quello di ridurre le emissioni grazie a importanti innovazioni tecnologiche che favoriscono la massima collaborazione internazionale per centrare l’obiettivo della massima decarbonizzazione possibile.

I corridoi più attivi coinvolgono tratte transoceaniche (come quella Los Angeles–Shanghai), ma anche rotte intra-europee: basti pensare al Northern Green Corridor tra Rotterdam e Göteborg, o alle iniziative nel Mediterraneo avviate da Spagna e Italia.

Anche il sistema portuale italiano inizia a posizionarsi, con Genova e Trieste interessate da progettualità sul cold ironing (alimentazione elettrica da terra alle navi ferme in porto) e sul bunkeraggio di nuovi combustibili (rifornimento delle navi con combustibili (tradizionali o alternativi).

I green shipping corridor non sono solo una suggestione futuristica, ma una leva reale per trasformare la blue economy in chiave sostenibile. In tutto questo esiste solo un rischio, da non sottovalutare: che chi resta indietro oggi, domani sarà fuori dalle principali rotte globali. Sappiamo infatti che la decarbonizzazione, nel mondo marittimo, è già una questione di competitività e i pionieri di oggi saranno i protagonisti del mercato di domani.

Green Corridors 2025: i numeri chiave

  • ⁠25 rotte commerciali a zero emissioni operative nel 2025 
  • ⁠84 iniziative sui corridoi verdi attive nel mondo (+42% rispetto al 2024) 
  • Principali combustibili utilizzati: ammoniaca verde, metanolo rinnovabile, idrogeno 
  • Opportunità per le imprese: accesso a fondi UE, vantaggi competitivi e reputazionali 
  • Italia in movimento e Liguria protagonista: progetti in corso nei porti di Genova, Trieste e La Spezia

di Max Morales